La storia:
Lo Chardonnay ha radici profonde nella regione della Borgogna, dove per lungo tempo è stato il vitigno principale per la produzione dei più pregiati vini bianchi del territorio. Questo vitigno, benché ampiamente diffuso in tutto il mondo, fino a pochi anni fa era conosciuto principalmente tra gli esperti del settore enologico e i viticoltori, poiché in Francia si tendeva a classificare i vini in base al territorio di provenienza anziché al nome del vitigno.
Le origini
Sono state a lungo oggetto di dibattito, con teorie che lo associavano alla mutazione del Pinot Noir, tanto che in passato era talvolta denominato come Pinot Chardonnay. Tuttavia, studi piĂą recenti lo riconoscono come una varietĂ distinta e separata.
La diversità genetica dello Chardonnay è evidente nella sua ampia gamma di cloni, che in Francia sono stati identificati in 34 varianti. Questa varietà consente ai produttori, soprattutto nella regione della Borgogna, di selezionare il clone più adatto in base alla qualità e alla personalità del vino che desiderano ottenere. Questa flessibilità ha contribuito ad espandere la coltivazione del Chardonnay, passando da 20.000 ettari nel 1988 a 35.000 ettari nel 1999.

Ampelografia:
Dal punto di vista ampelografico, lo Chardonnay è un vitigno vigoroso che si adatta a una vasta gamma di suoli e climi, preferibilmente quelli non eccessivamente umidi. La sua potatura può variare a seconda della regione di coltivazione: nel Sud della Francia si preferisce una potatura corta che genera vini di alta qualitĂ , mentre nel Nord si opta per una potatura medio-lunga per ottenere rendimenti piĂą elevati. Lo Chardonnay è noto anche per la sua adattabilitĂ a diverse tecniche di allevamento, che possono influenzare le caratteristiche organolettiche del vino, dalla fruttuositĂ alla complessitĂ aromatica. In degustazione, lo Chardonnay si presenta rotondo e pieno, con una complessitĂ aromatica che si sviluppa sia al naso che in bocca, sostenuta da una delicata aciditĂ che garantisce freschezza al vino. Questo vitigno si presta particolarmente bene all’affinamento in barrique, che conferisce al vino ulteriori profonditĂ e complessitĂ . La sua inclusione in blend può migliorare la qualitĂ di vini che altrimenti sarebbero piĂą neutri.
Zone di coltivazione: A seconda delle varie regioni si possono elaborare differenti vini: grandi vini secchi, ricercati e avvertiti dagli appassionati come grandi opere d’arte, come avviene nel Montrachet, nel Meursault, nel Corton-Charlemagne in CĂ´te-d’Or, nello Chablis, nello Yonne o nel Poully-FuissĂ© della Loi-ra; oppure vini piĂą immediati e fra-granti. Nella zona della Champagne la produzione di Chardonnay è finalizzata alla spumantizzazione.Principali AOC
Aloxe-Corton, Anjou, Arbois, Au-xey-Duresses, Bâtard-Montrachet, Beaujolais, Beaune, Bellet, Bien-venues-Bâtard-Montrachet, Blanquette de Limoux, Bourgogne, Bourgogne CĂ´te Chalonnaise, Bourgogne Hautes-CĂ´tes de Beaune, Bourgogne Hautes-CĂ´tes de Nuits, Chablis, Chablis Grand Cru, Chablis Premier Cru, Champagne, Champagne Blanc de Blanc, Champagne CuvĂ©es Speciales, Chassagne-Montrachet, Chevalier-Montrachet, Cheverny, Chorey-lès-Beaune, Cor-ton, Corton-Charlemagne, Coteaux Champenois, Coteaux du Lyonnais, CĂ´te de Beaune, CĂ´te Nuits-Villa-ges, CĂ´tes d’Auvergne, CĂ´tes du Ju-ra, CrĂ©mant d’Alsace, CrĂ©mant de Bourgogne, CrĂ©mant du Jura, CrĂ©mant de Loire, CrĂ©mant de Limoux, Criots-Bâtard-Montrachet, Fiefs VendĂ©ens, Fixin, Givry, Haut-Poitou, Ladoix, L’Etoile, Limoux, Mâcon, lĂ©anais, Pernand-Vergelesses, Petit Chablis, Pouilly-FuissĂ©, Pouilly-LochĂ©, Pouilly-Vinzelles, Puligny-Montrachet, Rully, Saint-Aubin, Saint-Pourçain, Saint-Romain, Saint-VĂ©ran, Santenay, Saumur, Savigny-lès-Beaune, Touraine-Mesland, Va-lençay, VirĂ©-ClessĂ©, Vougeot, Vin du Bugey.
Sinonimi:
Fino al 24/10/1978, data in cui con D.M. del Ministero per l’Agricoltura e le Foreste gli veniva riconosciuta la dignitĂ di varietĂ autonoma, con la conseguente iscrizione nel Catalogo Nazionale delle VarietĂ di Viti, lo Chardonnay era confuso in Italia con il Pinot bianco che, com’è noto, deriva invece da una mutazione genetica del Pinot nero, riguardante la sola colorazione del frutto. In Francia, suo paese di origine, la questione venne affrontata e risolta piĂą di un secolo prima quando, nel 1872, venne presentato in veste autonoma, e non piĂą come Pinot bianco Chardonnay, all’esposizione viticola di Lione. Molti sono i sinonimi dello Chardonnay riportati in letteratura (Mas et Pulliat; Viala et Vermorel; Molon; Galet, ecc.), quasi tutti di origine francese, che corrispondono alle denominazioni localmente adottate entro la vasta area di coltivazione. Fra le piĂą frequenti si ricordano: Chardenet, Chaudenet, Chaudenay, Pinot blanc Ă Cramant, Pinot blanc Chardonnay (Marne, Borgogne, CĂ´te d’or); Noirien blanc, Chardonay (Morelot); Arnoison, Arnaison blanc (Touraine); MĂ connais (Indre-et-Loire); Aubain, Auvernat blanc, Auxois blanc (Lorraine); Epinette blanc (Champagne); Plant de Tonnerre (Yonne); Petite Sainte Marie (Savoie); Petit Chatey (Jura) ed ancora Weiss Klewner, Weiss Elder, Weiss Silber, Weiss Burgunder, Später Weiss Burgunter (Germania). In Italia, nonostante il riconoscimento ufficiale, è ancora diffuso con il nome di Pinot-Chardonnay o Pinot bianco Chardonnay. Nel Trentino, per differenziarlo dal Pinot bianco vero (detto Pinot verde) viene chiamato Pinot giallo per via di una piĂą intensa colorazione gialla che assume il grappolo alla maturazione.